1c Il gioco d'azzardo
Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, dalla condizione servile:
3Non avrai altri dèi di fronte a me.
4Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. 5Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai. Perché io, il Signore, tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione, per coloro che mi odiano, 6ma che dimostra la sua bontà fino a mille generazioni, per quelli che mi amano e osservano i miei comandamenti.
CONSEGNA
Seguite passo passo le indicazioni di lavoro qui di seguito, poi realizzate una mappa concettuale con le riflessioni che condurrete in questo lavoro.
Con questa mappa potrete scegliere se realizzare una videolezione di 10 minuti oppure una lezione per i vostri compagni in cui:
1- spiegate il significato originario di questo comandamento nel contesto biblico
2- provate ad attualizzare il comandamento, cercando di spiegare, se e come può ancora avere valore oggi.
3- proponete una riflessione/attività da proporre ai vostri compagni per innescare un dibattito.
IDOLI: cose che possono prendere il Suo posto nel nostro cuore.
Gli idoli addormentano la coscienza, invece il divino ci inquieta, non ci lascia tranquilli.
Caratteristica dei falsi dei e offrire, senza troppi sforzi, beni che saziano, temporaneamente, i bisogni che più facilmente si risvegliano nell'uomo.
Il dio Potere dice: "Inginocchiati davanti a me e sarai potente! Dominerai chiunque vorrai!".
Il dio Avere dice: " Accumula, accumula! sarai ricco e non ti mancherà mai nulla".
Il dio Piacere dice godi, senza preoccuparti di dare piacere agli altri! Sarai felice.
Il dio Spettacolo dice: "Fuggi nell'irreale e nel virtuale! Sarai invulnerabile" (tratto dal libro Il re, il saggio e il buffone)
Secondo voi sono queste le strade che portano alla felicità vera, a quel qualcosa che riempie veramente il nostro cuore? Perché? Nella precedente riflessione abbiamo visto come gli idoli posso prendere il posto di Dio nel cuore dell'uomo.
L'essere umano è fragile, si sente piccolo di fronte alla vita e a ciò che gli capita, quindi, come ci insegna Paolo Curtaz:
"La bramosia ci spinge e fare qualunque cosa per diventare visibili, importanti, adulati. Allora mi sforzo di apparire come gli altri vorrebbero, scelgo con cura le foto che posto, non importa chi io sia davvero, importa cosa penso farebbe piacere agli altri, cosa mi può rendere importante, cosa darmi potere. Sogno di diventare come quei personaggi che venderebbero l’anima perché si parli di loro. E così accade. Diventando, di fatto, servi della parte oscura, ambigua, compromessa della realtà. Quando la fede diventa manipolazione, quando la ricerca del miracolo diventa ossessione, quando anche dio diventa mio servo. Allora mischio tutto, faccio un gran minestrone: anima, madonne, apparizioni, angeli, energie… Allora Dio, le divinità, il cosmo, gli eoni, tutto deve in qualche modo assecondare le mie esigenze, risolvere i miei problemi.
Dentro queste parole si celano tutti i disagi e le paure che i giovani d'oggi si trovano a vivere. Il giudizio degli altri, il modo in cui mi vedono ed apprezzano scatena una ricerca di perfezione, a volte di finzione che porta solo altra sofferenza, e allora come risolvere il problema? Cercando di anestetizzare paura e timidezza con qualcosa che promette felicità, ma poi purtroppo diventa padrone delle nostre vite, più importante di ogni altra cosa o persona che ci è accanto ... Idoli veri e propri, dei quali non si può più fare a meno. Divinità costose ed esigenti, senza le quali il nostro corpo ed il nostro cervello vanno completamente in tilt.
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- Secondo voi, perché la spesa per il gioco d'azzardo è aumentata esponenzialmente in Italia?
- Provate a cercare informazioni su quanto è la spesa per lo scorso anno e se durante il Covid il fenomeno sia aumentato o diminuito
- Cosa significa che il gioco d'azzardo è organizzato in modo da far sempre vincere il banco?
- Chi sono i componenti della filiera privata, che hanno la parte maggiore del guadagno?
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- Che cosa è la ludopatia?
- Perchè chi gioca d'azzardo è spinto da profonda ignoranza della materia?
l termine ludopatia fa riferimento alla condizione di dipendenza dal gioco d’azzardo. Nei testi di ambito medico-psichiatrico e psicologico compare come sinonimo non preferenziale di gioco d’azzardo patologico. Quest’ultima definizione, anche nella forma abbreviata dell’acronimo G.A.P., è il termine tecnico e raccomandato. Esso trova posto nelle classificazioni scientifiche come il DSM 5 (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders), curato dall’ American Psychiatric Association).
Per diventare “di abuso” un oggetto deve possedere “proprietà dopaminergiche”, cioè agire sulla parte del cervello che si occupa del sistema della gratificazione (il “reward system”).
La probabilità di rimettere in atto un comportamento che ha determinato piacere/gratifica è molto elevata. In base ad un meccanismo naturale, come evitare di ripetere un comportamento che ha prodotto conseguenze negative. Ciò è funzionale alla nostra evoluzione e al preservamento della specie.
È talmente fondamentale per la nostra sopravvivenza rimettere in atto i comportamenti che hanno prodotto piacere/gratifica, che il nostro sistema della ricompensa scarica dopamina (e quindi produce una sensazione personale di piacere) anche solo se anticipiamo con la mente un comportamento gratificante. Questo concetto è trasferibile anche al mondo del gioco patologico. Sapere di “stare per giocare” mobilita un rilascio di quantità di dopamina – e quindi piacere – paragonabile a quello che il cervello rilascia quando stiamo effettivamente giocando.
Nel DSM-5 il GAP è definito come un “comportamento problematico persistente o ricorrente legato al gioco d’azzardo. Questo porta a disagio o compromissione del funzionamento individuale clinicamente significativi”. Per diagnosticare la ludopatia devono essere rilevate quattro (o più) delle seguenti condizioni entro un periodo di 12 mesi:
- Bisogno di giocare quantità crescenti di denaro per ottenere l’eccitazione desiderata.
- Irrequietezza o irritabilità se si riduce o si sospende il giocare.
- Ripetuti sforzi infruttuosi per controllare, ridurre o smettere di giocare.
- Presenza di pensieri persistenti inerenti il gioco (es.: la persona ha pensieri persistenti, rivive passate esperienze di gioco, analizza gli ostacoli e pianifica la prossima giocata, pensa ai modi di ottenere denaro con cui giocare, etc…).
- La persona gioca quando si sente a disagio (es.: indifeso/a, colpevole, ansioso/a, depresso/a).
- Dopo aver perso denaro (anche cifre ingenti) spesso torna a giocare per ritentare (”rincorrere” le proprie perdite).
- Menzogne per occultare l’entità del coinvolgimento nel gioco.
- Compromissione delle relazioni significative, problemi sul lavoro o con lo studio a causa del gioco.
- Richieste agli altri per procurarsi il denaro necessario a risollevare situazioni finanziarie causate dal gioco.
Custer (1984) ha individuato 5 tipologie di giocatori d’azzardo.
- Professionisti: si mantengono giocando d’azzardo, considerano il gioco una professione come un’altra per mantenersi economicamente. Non sono dipendenti in quanto non perdono il controllo sull’attività e ne controllano l’evolversi sia dal punto di vista economico che temporale.
- Antisociali: si servono del gioco d’azzardo per ottenere denaro in maniera illegale (corse truccate di cavalli o cani, dadi truccati o carte segnate).
- Sociali occasionali: il gioco è considerato una forma di divertimento e di socializzazione, non interferisce con gli obblighi familiari, sociali e lavorativi.
- Per fuga e per alleviamento: questa tipologia gioca per trovare sollievo alle sensazioni di ansia, depressione, rabbia, noia o solitudine, il gioco provoca loro un effetto analgesico invece che euforizzante.
- Compulsivi: hanno perso il controllo sull’attività di gioco. Questo diventa l’unico pensiero fisso e prende il sopravvento sulle relazioni familiari, sociali e lavorative (Custer, 1984).
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